venerdì 15 ottobre 2010

La favola dell'Uccello Colorato.

C'era una volta un essere umano, che da bambino inventava giochi e da ragazzo voleva cambiare il mondo a colpi di canzoni, poi da giovane uomo non credeva già più a niente e sognava la fuga.
La cerca in un viaggio, in un posto lontano, dove i ritmi di vita sono diversi e lontani anni luce da quelli del posto da dove lui viene.
Assorbe tutto come una spugna e il suo chiodo fisso è...che fare?!
Poi tra alberi sconosciuti e secolari scorge un uccello colorato.
Lo ammira...ma resta lontano, lo fa per non farlo scappare.
Finchè l'uccello colorato non spicca il volo e gli va a posare leggermente sulla spalla.
Allora lui, più confuso che mai, resta immobile. Per un po'...titubante. Poi prova ad accarezzarlo, ed il fantastico uccello colorato glielo lascia fare, senza volare via.

Al suo ritorno a casa, le notti cambiarono colori e sogni, e l'uccello colorato era sempre presente. Ogni notte. Ogni sogno.
Anche il giorno non era più dello stesso colore.
Allora quell'ex ragazzo che un tempo voleva cambiare il mondo a colpi di canzoni, tornò sulle tracce dell'uccello colorato. Lo voleva rivedere. Lo doveva rivedere.
Perchè chi vede un uccello colorato, non può far finta che esso non esista. No.
Non lo compri e infili in una gabbia come un qualunque uccello. No.
L'uccello colorato in una gabbia muore. E lui, il giovane uomo che non crede già più a niente, lo vuole ammirare nel suo volo libero, all'uccello colorato, non nell'agonia di una gabbia.

Lo ritrova in fine, anzi, è l'uccello colorato che ritrova lui, in una grande pianura, plana dolcemente e gli si poggia sulla spalla...sempre quella, la destra...e gli sussurra qualcosa.
L'essere umano, il vecchio bambino che inventava giochi, lo guarda e risponde...anch'io,

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